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Infezioni ginecologiche e microbiota

scritto il 29 Giugno 2021
Microbiota e infezioni ginecologiche da candida

Trovare Candida albicans (un fungo microscopico) nel Pap-test o nel tampone vaginale in assenza di sintomi non indica la presenza di un’infezione, perché è normale che Candida sia presente: si definisce “commensale”. Se invece ci sono sintomi di vulvo-vaginite da Candida, ossia prurito e perdite dense biancastre, allora si tratta di un’infezione e va trattata con farmaci antimicotici. In queste vulvo-vaginiti è presente una alterata composizione del microbiota vaginale che è bene correggere, al fine di prevenire le recidive. In genere, l’8-9%  delle  donne  è soggetto  a  recidive,  con  anche  più  di  3  o  4 episodi  in  un anno. Nella  pratica  clinica  si usano versi  ceppi  di  Saccharomyces  cerevisiae var. boulardii (abbreviato  in  S. boulardii),  tra cui  il  ceppo  CNCM  I-1079,  e  Lactobacillus rhamnosus (attualmente rinominato  in  Lacticaseibacillus  rhamnosus),  ceppo  GG (sinonimo  di  ATCC  53103).

S.  BOULARDII
S.  boulardii sembra  agire  sulla  formazione dei  filamenti  di  ancoraggio (pseudoife) di Candida, ostacolando  l’adesione  del  patogeno  alle cellule  epiteliali  del  tratto  urogenitale, con conseguente  diminuzione  del  biofilm  necessario  per  la  proliferazione  e  lo  sviluppo di  infezione.  Tale  effetto  è  stato  ricondotto sia  al  ceppo  vivo  di  S.  boulardii,  sia  al  suo estratto,  anche  se  somministrato  in  basse dosi,  suggerendone  una  spiccata  attività.  In  vitro,  è  inoltre  risultata  diminuita  la risposta  infiammatoria  al  patogeno,  con  un decremento  dei  livelli  di  IL-8 (interleuchina 8). In  seguito  alla  somministrazione  di  questo  probiotico,  si  è  dimostrata  una  ridotta  colonizzazione  da parte di Candida.

L.  RHAMNOSUS GG
Tra  i  probiotici  più  efficaci  troviamo L.  Rhamnosus GG, che ha infatti  mostrato  un significativo impatto  nei  principali  fattori  di  virulenza da Candida, inclusa  l’adesione,  l’invasione e l’estensione  delle  ife. L’attività  di  L.  Rhamnosus  GG  è stata dimostrata  anche  a livello  dal  cavo  orale  in  modelli  in  vitro  di  candidiasi  orale,  nei  quali questo  probiotico  ha  mostrato  di  proteggere  gli  epiteli  orali  contro  l’infezione  da  C. albicans prevenendo  l’adesione,  l’invasione e il  danno, grazie  alla  limitazione  operata  da  L.  Rhamnosus  GG sui  nutrienti disponibili per la proliferazione di Candida.


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