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Sarà lo stress ?

scritto il 06 Giugno 2021

stress

Cos’è lo stress? È la modifica psicologica e corporea a un evento stressante, lo “stressor”

Gli stressor possono essere di vario tipo: p.e. malattie, traumi fisici o psichici, eventi ambientali avversi.  In ogni caso si tratta di eventi emotivi per noi importanti, a cui rispondiamo con una modifica del nostro funzionamento; “emotivo” qui è inteso nel senso latino di “emovere”, cioè scuotere, smuovere.

Facciamo un esempio. Torniamo per un attimo alla savana, là dove dovevamo cacciare o essere cacciati. Perché ritorniamo alla savana? Perché i meccanismi di modifica che mettiamo in atto sono sempre quelli, sin dalla nostra origine, e sono volti alla nostra sopravvivenza. Non sono modifiche che avvengono coscientemente perché sono immediate, per consentirci la sopravvivenza. La coscienza della situazione arriva dopo che tutto si è attivato. Se devo scappare da un leone, devo essere pronto a correre subito, non posso prendere coscienza del pericolo e poi attivare la modifica corporea che mi consente di correre al meglio perché, nel frattempo, il leone mi ha già raggiunto! La coscienza del pericolo poi mi aiuterà a decidere dove e come scappare o nascodermi. La coscienza del pericolo è capire coscientemente cosa sta succedendo nel mondo esterno a me e anche nel mio mondo interno perché tutte le sensazioni che vengono dal mio corpo mi dicono che ho paura e sto all’erta per reagire.

Quali sono i parametri nel nostro corpo che cambiavano se incontravo un leone e che cambiano anche oggi se dobbiamo affrontare uno stressor? Aumentano frequenza e gittata cardiaca, cambia il ritmo respiratorio, il sangue va di preferenza ai muscoli perché serve correre, aumenta la pressione del sangue, c’è ritenzione di liquidi perché per correre si suda e li perdo, aumenta la coagulabilità del sangue perché mi potrei ferire, intestino e vescica si svuotano perché mi devo liberare di pesi inutili, diminuiscono attività digestiva e ormoni sessuali, perché mangio e penso a riprodurmi  quando sono tranquillo e non sotto stress, diminuiscono l'ormone della crescita, la funzione immunitaria, l'insulina e la sensibilità all'insulina, cambia la risposta al dolore perché è probabile che mi faccia male e quindi è meglio soffrire di meno.

Una volta superato il problema, (o siamo riusciti a cacciare o purtroppo ci hanno cacciato e preso e quindi il problema è superato per sempre…) torniamo allo stato di riposo e recuperiamo le energie: abbiamo vissuto un momento di stress acuto.

Questo se tutto funziona bene, ma oggi la vita è un po' cambiata. Certo, il leone non lo dobbiamo più affrontare, ma non abbiamo più grandi periodi di riposo e gli eventi stressanti, anche se meno gravi, sono continui. Oltretutto, noi continuiamo a pensare ai problemi, a come risolverli, anche quando dovremmo liberare la mente e recuperare: pensare a uno stressor già attiva le modifiche funzionali psicofisiche di cui abbiamo parlato. Tutto ciò ci porta da uno stato di benessere, in cui siamo capaci di affrontare e superare indenni il momentaneo stato di stress acuto, a uno stato di malattia, in cui i questi meccanismi ancestrali della savana continuano a ripetersi e diventano il nostro stato abituale, modificando in maniera dannosa la nostra mente e il nostro corpo: siamo ora in uno stato di stress cronico.  

Quindi, ricapitolando:

  • l'attivazione da stressor è una modifica nella funzione neuropsicofisica ed è una reazione benefica di sopravvivenza,
  • la nostra specie ha delle reazioni standard di modifica delle funzioni neuropsicofisiche da stress,
  • all'interno della specie, ogni individuo ha peculiarità genetiche ed epigenetiche che caratterizzano la sua risposta allo stressor,
  • ogni individuo tende, col tempo, a produrre risposte simili anche a stressor diversi, ad alzare di livello l'entità della risposta, indipendentemente da qualità ed entità dello stimolo stressante, e a mantenere queste risposte a valori elevati di modifica neuropsicofisiologica anche se lo stressor non è più presente.

Già nel 1935, Hans Selye codificò queste risposte agli stressor definendo la “sindrome di adattamento generale” in cui si descrivono tre fasi.

La prima fase è la fase di allarme, in cui ci sono attivazione e reazione valide all'evento stressante e poi recupero delle energie. La seconda fase è la fase di resistenza, in cui c'è difficoltà a reagire e poi a recuperare l'energia. La terza e ultima fase è la fase di esaurimento, in cui non abbiamo più capacità di reazione e recupero.

Quindi, nella sindrome generale di adattamento passiamo progressivamente da un'attivazione fisiologica normale ad una attivazione disfunzionale: questo passaggio è totalmente inconsapevole, stabile, autoriproducentesi, determinato geneticamente ed epigeneticamente, ma modificabile tramite l’apprendimento perché esiste sempre una permanente plasticità neurale, cioè la capacità di creare nuove comunicazioni (sinapsi) tra neuroni.  Questo ci dice che lo stato di stress cronico non è ineluttabile, si può curare per avere modalità diverse di risposta neuropsicofisica: la mente e il corpo, la salute e il nostro comportamento possono cambiare in meglio e mantenerci in salute! Il medico psiconeuroimmunologo si occupa proprio di questo: misurare con appositi test non invasivi, rapidi e indolori (PPG stress flow, BIA-Acc, TomEEx) la presenza di uno stato di stress cronico e poi curare la persona tramite nutrizione clinica, biofeedback respiratorio, schemi di allenamento personalizzato e trattamento con campi elettromagnetici pulsati ultradeboli EBS®.


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